Giovanni Girardini

Giovanni Girardini

(Ritratto di G. Girardini)

Giovanni Girardini fu uno dei principali promotori, oggi si direbbe “leader”, della Resistenza nel Mottense.

La sua storia, per essere compresa, va inserita in un’altra, più ampia e complessa, che quella della formazione partigiana denominata brigata Furlan.

In questa sede non possiamo, ovviamente, trattare in modo esaustivo le vicende che interessarono la nascita e l’evoluzione del movimento partigiano che oper nel territorio di Motta di Livenza e dintorni; ci accontentiamo di fornire alcuni cenni sulla formazione stessa e sulla figura di Giovanni Girardini.

La Brigata Furlan

La Brigata Furlan una delle formazioni partigiane di pianura che operano nel periodo che va dal settembre 1943 all’aprile 1945 nel Trevigiano. Essa il frutto dell’evoluzione di due diversi gruppi partigiani: uno composto da elementi che si autodefiniscono apolitici e l’altro caratterizzato dalla presenza al suo interno di una forte componente comunista.

Inizialmente i partigiani che compongono questi due gruppi si organizzano in squadre, ognuna delle quali ingloba in genere elementi di una stessa localit che poi, tra l’estate e l’autunno del 1944, confluiscono in buona parte nel neonato battaglione Livenza. Solo alcuni, per lo pi del gruppo apolitico, si rifiutano di aderirvi perch ritengono che la componente comunista influenzi in maniera determinante la nuova formazione e cos quei partigiani che, pur essendosi distinti dall’inizio in due gruppi, avevano spesso agito in collaborazione, giungono ad una insanabile spaccatura derivata essenzialmente da un differente modo di intendere lo svolgimento della lotta. L’incalzare di drammatici avvenimenti non consentir loro di raggiungere un assetto organizzativo stabile e la posizione di ciascun elemento sar chiarita solo con il cessare delle ostilit: tra l’estate e l’autunno del 1944, infatti, cadranno i partigiani più attivi, mentre altri saranno costretti a trasferirsi altrove perch troppo compromessi; nello stesso periodo i rastrellamenti si faranno sempre più frequenti e feroci e le condizioni di vita dei partigiani sempre più precarie, allora, parte del battaglione Livenza si sposterà in una zona pi sicura e più tardi si scioglier addirittura, per ricomporsi ai primi di aprile del 1945. In tutta probabilità sarà allora che si trasformerà nella brigata Furlan in cui, alla fine della guerra, confluiranno la componente comunista e una parte di quella apolitica, mentre gli apolitici rimanenti andranno a ingrossare le file di una brigata non garibaldina, nata nell’autunno del 1944, il cui territorio d’azione confinava con quello della Furlan: la brigata Girardini.

Il gruppo degli apolitici che aderirà alla brigata Furlan sarà composto essenzialmente da partigiani di Motta e di Meduna di Livenza, mentre quelli che aderiranno alla brigata Girardini saranno per lo più di Cessalto e di Chiarano.

Giovanni Girardini

Nasce a Motta di Livenza, in provincia di Treviso, il 13 agosto 1922 da Silvia Marenzi e Aurelio e appartiene a una famiglia benestante tra le pi in vista del luogo: suo padre avvocato e conta tra i suoi conoscenti numerosi appartenenti all’alta borghesia trevigiana.

Frequenta le scuole elementari a Motta, il ginnasio presso i Padri Giuseppini nel collegio Brandolini di Oderzo e il liceo classico presso l’istituto Canova di Treviso. A diciassette anni si iscrive alla facoltà di medicina e chirurgia di Padova e, dopo aver concluso il primo anno di corso, allo scoppio della guerra fa domanda di essere arruolato nell’esercito. Nel febbraio del 1941, un anno prima della chiamata della sua classe (tanto che deve fornire la dichiarazione di assenso dei genitori), si arruola come volontario nel VII Reggimento Alpini di Belluno.

sua intenzione partire subito per l’Albania, invece viene inviato alla scuola di alpinismo di Aosta e successivamente trasferito al campo a Courmayeur. Concluso il periodo del campo, seriamente ammalato, viene mandato in licenza e poi assegnato al servizio di sanità che svolge in diversi ospedali militari tra cui quello di Alessandria. Una volta congedato riprende a studiare fino alla data dell’armistizio quando, raggiunto ormai il V anno di corso, decide di abbandonare temporaneamente gli studi per dedicarsi alla lotta di liberazione.

La sua attività di organizzatore della Resistenza nel Mottense, secondo Piero Sanchetti, suo compagno di studi e di lotta, ha inizio “immediatamente dopo l’armistizio dell’Italia con gli alleati”.


Nell’ottobre del 1943 grazie all’intervento di Teodolfo Tessari, docente di storia e filosofia al liceo Pio X di Treviso e l’esponente del Partito repubblicano attraverso il quale Giovanni avrebbe sempre tenuto i contatti con l’organizzazione clandestina provinciale, entra in contatto con l’ex maggiore dell’esercito regio Urbano Pizzinato e viene reclutato, insieme ad altri partigiani mottensi da lui stesso avvicinati, nelle Forze Armate della Patria (FADP), una struttura organizzativa di direzione militare della lotta armata, voluta da una parte dei membri del Comitato di liberazione nazionale regionale veneto (CLNRV), che ha vita breve causa un’irruzione dei nazifascisti nel palazzo veneziano, sede dell’Esecutivo militare regionale, dove alcuni dei suoi pi importanti membri avrebbero dovuto incontrarsi nel dicembre 1943.

Presumibilmente, proprio quando muoiono le FADP Girardini e i partigiani del Mottense che fanno capo a lui, trovatisi improvvisamente isolati, si avvicinano a un altro gruppo di partigiani locali, quelli organizzatisi intorno al comunista Antonio Furlan, operaio nato a Motta di Livenza il 16 giugno 1906 e altro leader indiscusso della Resistenza locale, e ad alcuni altri.

All’inizio, per, Girardini si muove cercando – e ottenendo – la collaborazione di due conoscenti, Raoul Rainato e Piero Sanchetti, che gli saranno accanto per tutto il tempo che egli dedicherà alla lotta partigiana e che, dopo la sua morte, continueranno a dedicarvisi.

Il primo, Rainato, un ex fascista, maestro elementare disoccupato, noto alla GNR come “ribelle” gi nella primavera del 1944 e per questo costretto da tempo a vivere alla macchia, il secondo, Sanchetti, un giovane studente universitario di medicina.

Nella prima fase della lotta partigiana, oltre che con singoli individui della zona, Giovanni cerca contatti anche con i gruppi che andavano formandosi nelle localit vicine, all’inizio soprattutto con quelli presenti negli adiacenti paesi del veneziano, cioè i nuclei originari della futura brigata Pellegrini, composta per lo pi da partigiani di San Stino di Livenza, Torre di Mosto, Ceggia, Stretti e La Salute di Livenza.

Col passare del tempo, poi, i partigiani mottensi ridurranno i rapporti con quelli del Basso Piave collaborando preferibilmente con quelli delle zone, confinanti col Mottense, appartenenti alla provincia di Treviso.

Nel primo periodo della lotta di liberazione Giovanni ha contatti, “nei paesi del Basso Piave e nei luoghi circondanti Caorle”, anche con un ex ufficiale della Regia Marina, il tenente di vascello Carlo Tommasini, che sembra esser stato, come lui, agganciato a Pizzinato. Inoltre compie numerosi viaggi nella zona del Cansiglio dove “si abbocca con un generale italiano [...] di cui egli si sempre rifiutato di fare il nome”.

In montagna ha anche uno zio, il portogruarese Luigi Marenzi, che aderisce alle formazioni partigiane friulane militando in uno dei primi battaglioni creatisi in seno alla Osoppo, il battaglione Italia.

I primi mesi della lotta partigiana sono dedicati soprattutto al recupero delle armi e all’organizzazione delle squadre.

A Motta, all’epoca, esistono due caserme, la Piave e la Vittorio Veneto, caserma e deposito del V Reggimento Artiglieria. Entrambe, nei giorni successivi all’8 settembre 1943 – che vedono lo sbando dell’esercito italiano – vengono abbandonate dai militari ivi stanziati e saccheggiate dalla popolazione locale. Approfittando della confusione generale, anche i partigiani del luogo riescono a recuperare armi e munizioni dalle caserme mottensi, che vengono depredate alla stregua di altri depositi italiani.

Armi e munizioni sono recuperate anche presso singoli fascisti o soldati sbandati che rientrano nelle loro case e persino nel Livenza dove sono gettate da coloro che, della zona o di passaggio, vogliono liberarsene.

Nel frattempo la reazione tedesca all’armistizio non si fa attendere e non ha niente a che vedere con quella confusa degli italiani. Invaso in pochi giorni il suolo italiano, essi fanno sentire con forza la loro presenza in tutto il territorio occupato, Mottense compreso.

I partigiani mottensi cercano di indirizzare il loro impegno verso un’azione di propaganda antifascista che miri soprattutto a impedire la presentazione alle autorit nazifasciste dei soldati sbandati. Questo tipo di intervento si rende indispensabile quando, nel mese di ottobre del 1943, si trasferisce da Roma a Motta di Livenza la Confederazione dei lavoratori dell’industria, una delle strutture governative della repubblica di Sal. Gli impiegati sistemano alcuni dei loro uffici nelle camerate della caserma Vittorio Veneto, accanto alla quale sorge un palazzo – dove si stabiliscono i funzionari che occupano le posizioni gerarchiche pi elevate – che nell’anno successivo sar fatto oggetto di un’incursione partigiana.

La presenza dei “romani” o “confederali”, cos vengono denominati dalla popolazione locale gli impiegati della Confederazione, non scoraggia i partigiani, che riescono a trovare anche il modo, per esempio, di dare assistenza ai prigionieri anglo-americani, fuggiti dai campi di concentramento, con cui vengono in contatto.

La maggior parte delle azioni partigiane si verifica, nel Mottense come in tutto il resto della regione, nel corso dell’estate del 1944, quando le file partigiane si ingrossano grazie all’afflusso degli ultimi renitenti alla leva e, dopo l’arrivo a Roma degli americani, si diffonde la convinzione che la sconfitta del nazifascismo sia imminente.

Ma sporadiche azioni vengono compiute un po’ dovunque fin dagli ultimi mesi del 1943: Si tratta di sabotaggi alle linee ferroviarie o telefoniche, a mezzi di locomozione nazifascisti.

A partire dal mese di giugno del 1944 le azioni partigiane nel territorio mottense si fanno pi frequenti. I partigiani locali non si limitano pi ad agire nella loro zona, ma compiono sortite anche altrove privilegiando il territorio ad est del Livenza.

La prima azione significativa ad avere come teatro la cittadina di Motta dimostrativa ed ha come obiettivo la Confederazione fascista dei lavoratori dell’industria. Progettata probabilmente da Girardini, si verifica l’8 giugno 1944. Definita da un suo compagno di lotta e di studi “rischiosissima beffa”, attribuita dal medesimo a “un pugno di pochi” e dichiarata, sempre da lui, “terminata con l’incendio purificatore di quella tana fascista”, secondo altre fonti partigiane risulterebbe invece esser stata compiuta da un numero molto consistente di patrioti, almeno una cinquantina.

La versione ufficiale resa dai partigiani in merito a questo episodio, elaborata a guerra finita, molto pi scarna di quella fornita dalla controparte fascista, nella fattispecie da un notiziario della Guardia nazionale repubblicana di Treviso redatto il 19 giugno 1944.


La “distruzione della confederazione fascista degli industriali sita nei locali della Caserma Vittorio Veneto” o, un po’ pi specificatamente, la distruzione di “atti, arredi e locali adibiti a sede della Confederazione fascista degli industriali, sistemati nella palazzina comando della Caserma ‘Vittorio Veneto’ “, che lascia “circa 300 impiegati [...] senza ufficio” e quindi “senza la possibilit di continuare il loro lavoro”, viene cos descritta ai destinatari dei notiziari giornalieri della GNR:

 

“l’8 corrente, alle ore 2, in Motta di Livenza, una banda armata forte circa di 70 elementi penetr nella caserma del distaccamento del 29 Deposito Misto, disarmando la sentinella e i quindici uomini presenti, asportando le armi. Successivamente i banditi si introdussero nella sede della Confederazione Fascista Lavoratori dell’Industria, posta nello stesso caseggiato, asportando denaro e assegni per un valore di circa 200.000 lire nonch una cinquantina di macchine da scrivere. Prima di allontanarsi, i malviventi, a mezzo di petrolio, appiccarono il fuoco alla maggior parte degli uffici, distruggendo completamente il carteggio e danneggiando gravemente il fabbricato.
Il pronto intervento dei locali vigili del fuoco, evit il propagarsi dell’incendio ad altri reparti, dove trovavansi documenti e schedari di maggiore importanza.
I banditi con il materiale sottratto, si allontanarono poi verso Portogruaro, a bordo di due o tre autocarri, che sostavano alla periferia dell’abitato”,

mentre il capo della provincia di Treviso, Gatti, con un telegramma informa dell’accaduto il capo della polizia in questi termini:

“Decorsa notte in Motta Livenza banda armata circa cinquanta elementi dopo aver bloccato strade accesso assalivano piccolo presidio posto at guardia Confederazione Nazionale Lavoratori Industria che disarmavano et immobilizzavano punto indi dopo essersi appropriati somme imprecisate et macchine da scrivere appiccavano fuoco stabile sparando nell’allontanarsi salve mitra punto danni rilevanti punto rysrevomi [sic] alteriormente [sic] punto”.

Nel corso dell’estate si susseguono numerose azioni, di diverso tenore: vi sono gli attacchi alle Case del Fascio e ai municipi, ma anche i sabotaggi alle linee telefoniche e ferroviarie, effettuati, a volte, persino con l’esplosivo.

Piero Sanchetti racconta che una volta Giovanni si era recato in Friuli, nella zona montana sopra Chievolis di Spilimbergo dove si stava costruendo un lago artificiale con l’utilizzo della dinamite, con altri due partigiani per procurarsi l’esplosivo.

La prima azione che si tenta di effettuare con questo esplosivo, sempre secondo la testimonianza di Sanchetti, fallisce perch al momento dell’esplosione si verifica lo scoppio di una sola saponetta di dinamite senza che il treno subisca alcun danno. L’esplosione per sufficiente a mettere in allarme i tedeschi che viaggiano su di esso e a far loro fermare la locomotiva poco lontano dal punto in cui si verificato lo scoppio. A questo punto Giovanni Girardini e Ugo Rusalen, che hanno personalmente collocato la dinamite sui binari, anzich darsi alla fuga, si preoccupano di sottrarre l’esplosivo alla cattura dei tedeschi e riescono a defilarsi con il loro prezioso carico beffando gli inseguitori.

I due gruppi partigiani operanti nella zona, quello di Girardini e quello di Furlan, agiscono per lo pi insieme nelle operazioni di guerriglia che caratterizzano i mesi successivi all’armistizio, ma i contrasti derivanti da una diversa visione politica e ideologica non vengono mai del tutto superati e nell’agosto del ’44 diventano pi aspri.

Dopo aver partecipato insieme a numerose azioni partigiane, alcune delle quali persino spettacolari, gli uomini dei due gruppi arrivarono a uno scontro, che sembr quasi preludere a una rottura, a causa della mancanza di accordo sulla questione dei finanziamenti al movimento partigiano, che la “fazione” di Girardini voleva derivassero solo ed esclusivamente da contributi volontari, mentre quella di Furlan riteneva potessero essere anche ricavati da delle requisizioni.

Purtroppo i partigiani locali non ebbero il modo di dedicarsi come sarebbe convenuto alla discussione su questo importante tema perch proprio nel momento in cui si stava sviluppando il confronto avvenne un fatto di estrema gravit che condizion l’evoluzione e lo sviluppo del locale movimento partigiano: la cattura e l’uccisione di Giovanni Giradini.

Sono due i testimoni che hanno lasciato documentazione scritta di quei giorni: Livia Giradini, la sorella di Giovanni, in quei giorni a lui vicina, e Piero Sanchetti, suo amico e compagno di lotta.

Le testimonianze in alcuni punti non collimano e lasciano intendere quanto fosse difficile, anche per i diretti protagonisti della storia di allora, avere piena consapevolezza della realt, ma ci consentono, comunque, di poter ricostruire almeno le linee principali dell’accaduto.

Era successo che ai primi di settembre Girardini aveva deciso di recarsi a Cessalto per portare a un amico alcuni oggetti che tempo prima sono stati sottratti da un partigiano a una famiglia fascista del luogo (cui apparteneva un tale che aveva fama di essere un delatore) e la sorella, sollecitata dalla madre, lo aveva accompagnato.

Lungo il tragitto da Motta a Cessalto Girardini e la sorella si erano trovati la strada sbarrata da otto soldati armati, cinque tedeschi e tre italiani. Livia era stata fermata, mentre Giovanni era riuscito a fuggire. Era stato catturato, per, poche ore pi tardi e condotto con la sorella al presidio tedesco di Albano. Da l i due erano trasferiti a Oderzo e ivi incarcerati. Dopo alcuni giorni Livia era stata liberata lasciando solo il fratello nelle mani di coloro che ne sarebbero divenuti di l a poco i carnefici.

Intanto era stato concertato uno scambio di prigionieri per ottenere la liberazione di Giovanni.

Non sarebbe dovuto accadere niente che potesse mettere a repentaglio il buon esito dello scambio. Invece, come afferma la stampa fascista locale:

“nel tardo pomeriggio dell’11 settembre, sulla strada Oderzo-Mansu, una macchina con a bordo un ufficiale germanico ed una giovane interprete, veniva fatta segno a numerosi colpi di mitra da parte di parecchi individui della Brigata ‘Garibaldi’. L’interprete e l’autista restavano uccisi sul colpo, mentre l’ufficiale veniva ferito non gravemente agli arti inferiori. I criminali indossavano la camicia rossa”.

Ovviamente, in seguito all’accaduto lo scambio non pot pi avvenire e al tramonto del 12 settembre 1944 Girardini venne impiccato a un traliccio della luce in localit Camino di Oderzo.

Cos concludiamo la sommaria storia di Giovanni Girardini, alla memoria del quale dedicata una medaglia d’oro al valor militare, ricordando che non si conclude cos, per, la storia della formazione partigiana cui appartenne, ricostruita con un lavoro di ricerca concretizzatosi in una Tesi di laurea.

[Tratto da: Morena Biason, Partigiani di pianura. La Brigata Furlan tra Piave e Tagliamento (1943-1945), tesi di laurea, Relatore Prof. Piero Brunello, Università Ca' Foscari di Venezia, a.a. 1994-1995]

Cfr. anche La Brigata Furlan